I numeri non mentono, le persone a volte si

Facciamo il punto, alla luce della scienza della situazione relativa a vaccini, varianti e contagi

La scienza non è una religione.

Sembra un’affermazione banale e che chiunque abbia almeno i rudimenti basilari di epistemologia (un parolone per dire che hai studiato la storia delle scoperte scientifico-tecnologiche dell’umanità), ben conosce poichè più volte si è trovato a dover distinguere tra “fede” e “fiducia” nella scienza. A quasi 400 anni dalla morte di Galileo, un tale approccio maturo dovrebbe essere dovuto. Purtroppo non è così e ci si ritrova a ribadire l’ovvio: la fede appartiene ad una dimensione spirituale estremamente personale mentre la fiducia è il risultato di prove evidenti generano fiducia. La differenza è sottile ma importante: la scienza non ci chiede di credere in qualcosa, ci dimostra che quel qualcosa è degno di fiducia. La scienza non ha tutte le risposte, ma è una ricerca continua accumulando e consolidando frammenti di conoscenza. Si potrebbe argomentare che scienza e fede non siano alternative, bensì complementari, ma non è l’argomento di cui mi interessa parlare oggi. Basti essere d’accordo sul fatto che avere fiducia nel fatto che la scienza oggi conosca alcune risposte, non significa avere fede che la scienza ci fornisca tutte le risposte.

Il principio di autorità della scienza

Si tratta di un tema fondamentale, spesso sottovalutato: “se la scienza è autorevole, da dove deriva questa autorità?”. Ciò che qualifica le scoperte scientifiche come adatte a spiegare determinati fenomeni è il metodo. Non si tratta quindi dell’auctoritas augustea che identifica la bontà delle leggi emanate come diretta conseguenza delle qualità personali del singolo individuo. La scienza non funziona così: ciò che dice qualunque studioso più o meno famoso (o mediaticamente noto) non ha valore scientifico di per sé o perchè è stata quella persona a dirlo. La scienza ha valore perchè il principio è il risultato dell’applicazione di un metodo di oggettivazione della realtà nella misura e di validazione da parte della comunità scientifica.

Quindi, in altri termini, un principio scientifico può essere enunciato anche dal cosiddetto “ultimo degli imbecilli” senza vedere intaccata la sua veridicità, come una stupidaggine può essere sulla bocca di un rinomato studioso o premio Nobel, senza per questo diventare né vera, né autorevole.

La scienza opera per ipotesi, verificate mediante studi che, seguendo metodi di oggettivazione dei dati, devono rigorosamente rispettare una procedura ben definita. Al termine questi dati sono raccolti ed analizzati da un gruppo di esperti che ha il compito di mettere in discussione la bontà dei risultati. Se questa validazione viene superata (quindi l’ipotesi supera la verifica) allora il risultato è pubblicato su una pubblicazione scientifica come ad esempio Nature, The Lancet, il New England Medicine Journal (NEMJ), etc.
Tale ipotesi è riconosciuta come “vera” fintantochè un nuovo studio, seguendo il medesimo approccio dimostrerà risultati differenti.

Si capisce quindi come affermazioni del tipo “l’ha detto Montagner, l’ha detto Fauci, l’ha detto Tizio” siano del tutto ininfluenti, a meno che le suddette persone non stiano citando una specifica pubblicazione. Ed in quel caso, occorre assicurarsi che i dati siano stati riportati correttamente.

La variante mediatica

Una delle conseguenze più gravi della pandemia di Covid-19 è l’impatto che i media ed i social hanno avuto sull’opinione pubblica, riportando dichiarazioni o informazioni incomplete quando non addirittura false. Questo approccio dei media, spesso più interessati al click dello spettatore che alla veridicità della notizia, unito a quanto dicevamo pocanzi sull’errata interpretazione del principio di autorità, produce danni perfino maggiori del virus. Ancora troppe volte, purtroppo, tocca leggere complete incomprensioni o addirittura strumentalizzazioni delle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dal CDC americano e dal Dr. Anthony Fauci, che tra tutti i veri virologi ed epidemiologici è stato senza dubbio quello che ha sempre comunicato correttamente, guidato da dati e conoscenze che via via si accumulavano.

I vaccinati contagiano?

Il meme ricorrente nelle discussioni online è una variazione sul tema “guardi che lo ha detto Fauci, i vaccinati contagiano tanto quanto i non vaccinati” o fesserie simili. Quello a cui si fa riferimento è la citazione di Fauci di un articolo apparso su NEJM il 29 luglio 2021 (https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa2109072?query=featured_home&fbclid=IwAR3nLqYLcouuzoRUiPevnMfm-wy1HDVXnAj2WmqiER_lixNNcggW0vnR4LI).

In questo studio si misura l’efficacia dei vaccini contro la variante delta, seguendo l’evoluzione dell’infezione nei soggetti che sebbene vaccinati si infettano in Israele.

Quindi stiamo parlando di un lavoro che esclude dall’analisi chi non si è vaccinato, perchè non è oggetto dello studio. Sarebbe come dire “analizziamo gli incidenti d’auto mortali, per vedere in quali casi l’airbag si sia inceppato” e poi concludere che l’airbag non serve perchè nel 100% dei casi analizzati il guidatore è morto.

Ad ogni modo, in questo caso siamo pure più fortunati che con le auto:

1. il lavoro si basa su casi positivi tra i lavoratori della sanità, che sono stati diagnosticati in quanto sintomatici o perché esposti a contatto stretto a rischio di trasmissione

2. tra i 1497 operatori sanitari completamente vaccinati rientranti nelle tipologie appena descritte e con dato certo di PCR, solo 39 (2.6%) sono risultati positivi nonostante il vaccino (“breakthrough infections”)

3. i titoli anticorpali di questi soggetti misurati almeno una settimana prima dell’accertata positività, erano significativamente inferiori rispetto ai colleghi che non si sono infettati (case-to-control ratio, 0.361; 95% confidence interval, 0.165 to 0.787)

4. l’infettività misurata tramite Ct delle PCR è risultata significativamente associata al titolo anticorpale presente al momento dell’infezione, più alto il titolo, più alti i Ct dei positivi rilevati (più bassa l’infettività, anche se positivi alla PCR)

E quindi?

Tra gli operatori sanitari le rare evidenze di infezioni nonostante la vaccinazione completa sono correlate con il titolo di anticorpi neutralizzanti presenti nel periodo che precede l’evento a rischio infettivo. La maggioranza delle infezioni nelle persone completamente vaccinate si dimostra lieve o asintomatica, sebbene a volte qualche infezione persistente si sia osservata anche in questi casi, ma senza conseguenze rilevanti.

Scopriamo quindi, semplicemente leggendo lo studio che viene più volte citato dai detrattori del vaccino che non l’avevano letto bene, oppure sono stati tratti in inganno da una gestione mediatica allarmistica perchè sebbene sia vero che i vaccinati possano infettarsi, questo avviene solo nel 2.6% dei casi. Lo studio ipotizza (e dimostra dati alla mano) anche che vi sia una correlazione tra il livello anticorpale e la carica virale dell’infezione, ma questo necessiterà di successivi approfondimenti per determinare e misurare questa correlazione.

Fattore non trascurabile è che anche se il titolo anticorpale scende, sono presenti le cellule di memoria che una volta infettati prevengono il decorso grave della malattia (e si conferma anche in questo studio), con efficacia immutata anche contro la variante Delta.

L’inutile polemica sull’utile vaccino

Prima che qualcuno inizi a gridare che “Allora vaccinarsi è inutile, oppure per renderla efficace bisogna comunque vaccinarsi ogni 6 mesi, e se è così, allora meglio l’infezione naturale!” occorre osservare che l’infezione naturale segue esattamente la stessa dinamica (dato che dal vaccino vengono indotti gli stessi anticorpi e che seguono il medesimo decadimento), con alcune differenze cliniche: l’infezione naturale presuppane un notevole rischio di malattia che indipendentemente dalla tua età è sempre superiore ai rischi del vaccino (https://idpjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40249-020-00785-1).

Quindi possiamo concludere che vaccinarsi riduce

  • la probabilità di risultare positivi,

Chissà cosa non ci dicono…!

Esaurite tutte le motivazioni pseudo scientifiche, spesso i detrattori del vaccino ripiegano su motivazioni socio-politiche del tipo:

  • la comunità scientifica è in mano ai poteri forti

Sarebbe troppo riduttivo, seppur vero, bollare queste frasi come stupidaggini senza una spiegazione esaustiva. Quindi andiamo con ordine.

Il complotto della scienza

Questa motivazione è una delle più forti perchè per sua stessa natura non è confutabile dal momento che “ovviamente tutte le prove sono state costruite ad arte da una volontà occulta”. Possiamo però verificarne l’assurdità con due semplici ragionamenti che portano alla medesima conclusione. Dapprima si potrebbe considerare lo sforzo economico enorme per corrompere tutti gli scienziati di tutti i comitati del mondo. Questa tesi può essere sostenuta su una scala locale (ad esempio all’interno di uno stato). Dal momento che non esiste un solo studio al mondo che neghi l’utilità del vaccino questa fantomatica organizzazione complottista avrebebbe dovuto disporre di mezzi infiniti, per convincere tutti gli stati a dichiarare il falso, inclusi paesi schierati in contrapposizione come Cina, USA e Russia, quindi certamente non inclini a collaborare a questo grande inganno.

Inoltre, se esistesse una tale organizzazione, con tali mezzi, cosa ci fa pensare che tutte le “fonti” che ci rivelano la “verità” non verrebbero stroncate sul nascere? Risulta abbastanza difficile credere che ci sia qualcuno in grado di manipolare tutti gli scienziati del mondo ma che non sia capace di cancellare un post su Facebook o un canale Telegram.

Infine… pur ammettendo il complotto, come potremmo essere certi che l’obiettivo di questa organizzazione malvagia sia quello di iniettarci il vaccino e non quello di dissuaderci dalla vaccinazione? Magari il complotto esiste davvero e le vittime sono proprio i no-vax

Big Pharma

Come faceva notare dottor House in una memorabile puntata “ha perfettamente ragione: le case farmaceutiche sono così malvage che pensano che per curare suo figlio lei sarebbe perfino disposta a vaccinarlo dando loro dei soldi”. Il fatto che le farmaceutiche si arricchiscano vendendo farmaci, non prova l’inutilità di questi. Inoltre, dal punto di vista di un’azienda che deve fare profitto, il vaccino è un problema: sarebbe molto meglio un farmaco da assumere (e pagare) quotidianamente. Questo però non smentisce l’utilità del vaccino, più di quanto il fatto che la benzina costi smentisca la sua utilità per guidare l’auto.

I medici che curano e l’iper plasma

I suddetti medici possono fare richiesta per un trial in doppio cieco della presunta cura miracolosa e verificare insieme alla comunità scientifica le proprie scoperte. E’ un processo molto frequente che anche in questa pandemia è stato adottato più volte per testare dall’idrossiclorochinina alla quercetina. Purtroppo i risultati non hanno evidenziato alcun beneficio. Difficile che siano dati contraffatti dal momento che sono stati pubblicati dalle stesse aziende che vendono questi farmaci e che quindi avrebbero avuto l’interesse a sostenerne l’efficacia.

Rimaniamo a chiederci per quale motivo questi medici dalla cura miracolosa (e dal sicuro premio Nobel in tasca quindi) si limitino ad usarla per i propri pazienti senza coinvolgere la comunità scientifica.

Discorso a parte è riservato al plasma iper immune che invece è stato studiato dalla comunità scientifica approfonditamente e ne è emersa un’efficacia molto limitata. Purtroppo. Premesso che il plasma non è una cura (perchè devi essere ricoverato in ospedale e con una saturazione molto bassa per rientrare nel protocollo) questi studi si sono rivelati fondamentali per sviluppare i “cugini” del plasma iper immune: gli anticorpi monoclonali.

Già si sentono le grida di chi “perchè i monoclonali si ed il plasma no?” e la risposta è semplice: per la concentrazione di anticorpi. I monoclonali hanno una titolarità molto più elevata (e rischi di rigetto più bassi) del plasma, quindi risultano efficaci anche laddove il plasma non fa effeto. E comunqueunque hanno un campo di applicazione molto limitato a 3–5 giorni dall’infezione.

Il virus che non uccide

Questa è una bufala delle più tristi per cui basta semplicemente guardare i dati ISTAT (https://www.istat.it/it/archivio/240401) da cui si evince come negli ultimi due anni sia stato riscontrato un eccesso di mortalità rispetto alla media dei cinque anni precedenti di oltre 5 volte, avente come causa il Covid-19. Spiegare questo eccesso di mortalità non è facile se si sostiene che il virus non uccida: si può solo concludere che in giro ci sia qualcosa che ha fatto più morti del covid e di cui nessuno si è accorto.

Qual è la “morale della favola”?

I dati riportati in questo articolo sono corredati delle fonti da cui sono stati presi, quindi facilmente verificabili da chiunque. Ho preferito non includere dati ancora non peer-reviewed sebbene molto promettenti (come quello sul più rapido decorso della malattina nei vaccinati e con prognosi decisamente più favorevole https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.07.28.21261295v1) per non inciampare nel problema di cui parlavamo all’inizio, ma suggerisco ti tenere d’occhio questo lavoro perchè se confermato, potrebbe essere la prova definitiva dell’efficiacia dei vaccini in tutti i casi.

L’unico consiglio che posso dare, non avendo alcuna autorità, è di guardare ai dati in modo obiettivo, valutando tutte le posizioni e soprattutto alla luce della scienza.

Non credo che i no-vax siano tutti stupidi oppure degli analfabeti funzionali. Credo che abbiano paura di quello che non conoscono e che rifiutino una situazione che, per quanto reale, è molto diversa da quella che abbiamo vissuto prima della pandemia. Ansia e inerzia nell’accettare il cambiamento, uniti ad una comunicazione da parte delle istituzioni che spesso è stata a dir poco contraddittoria, hanno portato molti (la maggior parte?) a sposare tesi scientificamente infondate ma facili da capire, rendendo queste persone vittime di un gigantesto effetto Dunning-Kruger.

Parlare a queste persone, isolando gli imbecilli e rassicurando i preoccupati, oltre che una presa di posizione meno pavida da parte delle istituzioni è l’unica strada per uscire dal baratro sociale e culturale in cui ci troviamo, ricordandoci sempre che, come diceva Edmund Burke, l’unica cosa assolutamente necessaria affinchè il male vinca è che l’uomo onesto non faccia nulla per impedirlo.

Buona estate.

Chief Technology Officer at Neosperience. Loves speaking about Serverless, ML, and Blockchain. ServerlessDays Milano co-organizer. Opinions are my own.

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